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    mercoledì 27 gennaio 2016

    Per Draghi le crisi sono "buone" e "da sfruttare" - Video

    C’è chi va allo stadio alla domenica, chi si smazza interminabili consigli di classe ogni mese, e poi ci sono loro, che una volta vanno a Davos, una volta al Consiglio dell’Unione Europea, una volta al Bilderberg… E ogni volta, dal loro universo parallelo dove vivono insieme a quell’1% che si è comprato il mondo e lo fa zappare a tutti gli altri, ne sparano una, come se tutto il resto non esistesse, come se fosse una grande partita di Risiko e basta, l’ennesima mano a Monopoli dove tutti gli alberghi in Parco della Vittoria eViale dei Giardini se li sono già comprati loro (e noi sempre a finirci dentro, oppure in prigione).

    Il 22 gennaio scorso Mario Draghi, passato dal Britannia alla direzione del Ministero del Tesoro, alla Goldman Sachs, alla Banca Centrale Europea, è tornato a Davos. L’intervistatore, cauto come se stesse pestando un escremento di cane, gli fa una domanda, cercando di far ammettere a Mr. Irreversibilità dell’Euro che “forse, questa integrazione Europea, non è andata proprio come doveva andare”. Nel video, ma anche qui sotto, la sua risposta.




    Intervistatore: “Se guardiamo all’evoluzione dell’Unione Europea negli anni, abbiamo avuto il mercato unico e poi la moneta unica. E riguardo all’Eurozona, abbiamo parlato di questo “Principio della Convergenza” [ndr: il principio in base al quale gli interessi degli stati membri UE avrebbero finito col sovrapporsi al punto da rendere l’Unione definitiva un percorso naturale]. Guardandosi indietro, ma da uomo del presente come lei è, pensa che questo concetto dello sviluppo lineare in realtà sia sbagliato?”. 
    Mario Draghi: “Niente sta andando nella direzione di una Unione più stretta. E’ tutto diverso. Beh, io penso… penso… Non credo che quelle persone, quando hanno detto ‘dobbiamo avere una Unione Europea più stretta‘, avessero in mente un processo lineare. Avevano in mente un processo che, siccome erano certamente intelligenti, avevano anche immaginato molto “accidentato”. Ed è questo ciò che stiamo attraversando. Ma non c’è dubbio riguardo al fatto che, anche tenendo in considerazione la sua osservazione, questa Unione sia diventata sempre più stretta attraversando una crisi dopo l’altra. E penso che qualcuno abbia detto: ‘non lasciare che una buona crisi vada sprecata‘, o ‘non sprecare una buona crisi‘?

    La stessa, identica cosa che aveva detto Mario Monti alla Luiss Guido Carli: “Abbiamo bisogno delle crisi per fare passi avanti”.






    Qui però Draghi va addirittura oltre. A parte ammettere implicitamente, come in altra forma avevano già fatto Giuliano Amato (ci avevano avvisato, ma siamo andati avanti lo stesso) e Romano Prodi (sapeva che non poteva funzionare, ma è andato avanti lo stesso), che queste “persone intelligenti” (chi, i rettiliani? Certo che no, facciamoli questi nomi e cognomi: dai Kalergi agli Schumann agli Spinelli ai banchieri Warburg e via dicendo) sapevano bene che quello che avevano in testa avrebbe comportato crisi immani (Mario Monti stesso dice che i cittadini “possono essere pronti a queste cessioni solo quando il costo politico e psicologico del non farle diventa superiore al costo del farle perché c’è una crisi in atto“), e già qui si pone il primo problema: chi gliene ha dato il diritto? Chi era Kalergi? Chi erano i Warburg? Quale mandato popolare di autodistruzione avevano in mano? A parte questo, dicevo, Draghi conia ora a Davos una nuova definizione, quella delle “crisi buone“.

    Sotto quale profilo, esattamente, una crisi mondiale che ha mandato sul lastrico migliaia di famiglie, fatto suicidare centinaia di imprenditori, bruciato le speranze di una o due generazioni almeno rispetto al traguardo minimo di avere una vita dignitosa, distrutto volutamente la domanda interna di un intero Paese per soddisfare il vantaggio materiale delle imprese americane (guardate che sto usando parole precise di Monti: guardatevi i link sul testo), portando un continente sull’orlo dell’implosione, con una disoccupazione da guinnes dei primati… sotto quale profilo, quindi, questa crisi può essere definire “buona”?

    Buona per i loro interessi, certo. Per i loro piani. Mortale per tutti gli altri. Il delirio della nuova casta faraonica è tale per cui non si rendono neanche più conto del dolore che stanno somministrando, delle conseguenze che stanno provocando. Tanto, anche in caso di nuovo conflitto mondiale, c’è da scommetterci che non saranno loro e i loro figli a pagarne le conseguenze. La massoneria internazionale – quella sì – è trasversale rispetto a confini, lingue e culture, e troverà sempre il modo di mettersi al riparo dietro qualche monitor, intanto che fuori i topi si buttano nel mare al suono del flauto magico dei media.


    Di Claudio Messora (Byoblu)


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    1 commenti:


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