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    venerdì 12 giugno 2015

    Il boss di Mafia Capitale: "Se parlo cade il governo"

    Salvatore Buzzi li cita tutti. Perché tutti, a suo dire, avrebbero ricevuto finanziamenti dalle sue cooperative. Da Gianni Alemanno a Ignazio Marino, da Nicola Zingaretti a Matteo Renzi.

    Il ras delle cooperative, figura-chiave della maxinchiesta della procura di Roma su Mafia Capitale, lo mette nero su bianco in una lettera inviata dal carcere alle sue collaboratrici più strette il 18 dicembre scorso, pochi giorni dopo l'arresto.

    A leggere quelle righe sembra che sia tutto "regolare e lecito", proprio come dice il ras delle coop rosse. Poi, però, davanti ai pm il 31 marzo dice: "Se parlo, casca il governo". E il governoè quello presieduto da Renzi.

    "Il vero scopo di questa inchiesta - scrive - è costringermi a cedere raccontando lacorruzione a Roma nell’ultimo decennio ma non posso inventarmi le cose che non so. Noi non abbiamo mai finanziato illegalmente la politica, ma tutto legalmente: Rutelli, Veltroni, Alemanno, Marino, Zingaretti, Badaloni, Marrazzo, tutti praticamente, anche Renzi: tutti contributi dichiarati in bilancio". 


    VIDEO: QUANDO MARINO DONAVA IL SUO PRIMO STIPENDIO DA SINDACO ALLA COOP DI BUZZI






    Buzzi torna a parlare di finanziamenti al Palazzo alcuni mesi dopo, nel corso di un interrogatorio davanti ai pm il 31 marzo scorso. Nelle carte delle indagini, il verbale del colloquio. "Sostenevamo attraverso contributi diretti alcuni candidati, e altri invece li abbiamo sostenuti, come si dice, attraverso la campagna elettorale diretta. Abbiamo finanziato Alemanno, poi abbiamo dato un contributo anche a Ozzimo (che oggi è stato scarcerato dal gip, ndr), sostenevamo Coratti, sostenevamo Nieri". E ancora:"Abbiamo dato altri soldi, sempre legalmente, alle fondazioni. Abbiamo dato, credo 15.000 euro a Patanè. Ti chiamavano - prosegue Buzzi - per le famose cene, come posso dire 'C'è una cena con Alemanno, 1000 euro a persona', tu prendevi un tavolo e ovviamente erano 10.000 euro. Ma noi ne abbiamo fatte, noi l’abbiamo fatta pure con Renzi la cena eh? Quindi le abbiamo fatte con tutti le cene, con Zingaretti, la nostra è una grandecooperativa. A me se non mi chiamavano ero più contento eh? Se non mi chiamavano era meglio per noi, risparmiavamo".

    Intanto oggi il Pd di Roma, in merito a notizie di stampa su un versamento fatto da Buzzi di 7.000 euro al Pd che secondo intercettazioni sarebbero serviti per pagare gli stipendi di agosto dei dipendenti del partito romano, precisa che "la Coop 29 giugno ha versato nel settembre 2014 alla Federazione romana del Partito democratico 7.000 euro a titolo di erogazione liberale". "Il versamento - prosegue la nota - è stato regolarmente registrato con ricevuta rilasciata a norma di legge. Allora né la Coop 29 giugno né i suoi dirigenti risultavano indagati". Aldilà delle precisazioni, quello che emerge dalle indagini dei pm è tutt'altro che un giro di affari "regolari e leciti". Tanto che, quando a marzo si è ritrovato a faccia a faccia coi pm, come riferisce il Corriere della Sera, lo ha detto chiaramente: "Non registri... perché, se parlo, casca il governo...".






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