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    giovedì 9 aprile 2015

    L'assassino del Tribunale di Milano è solo uno dei tanti imprenditori schiacciati dalla crisi

    [post_ad]L'uomo che ieri ha sparato, uccidendo tre persone nel Tribunale di Milano, aveva alle spalle una storia di fallimento imprenditoriale. La crisi devastante che sta distruggendo l'Italia puo' essere dunque considerata il movente primo di gesti folli ed e' un dato di fatto che per le imprese il momento difficile duri da anni ed e' tutt'altro che alle spalle.

    Nel 2014 si e' registrato un vero e proprio record di fallimenti, con 15mila imprese costrette a chiudere i battenti.

    Mille in piu' del 2013, che a sua volta aveva registrato una crescita del 12% rispetto al precedente massimo del 2012.

    Una corsa, di anno in anno, in cui si macina un record negativo dietro l'altro. Dal 2008, sono fallite in Italia 82.000 imprese con la perdita complessiva di un milione di posti di lavoro.

    E 11 regioni su 20 hanno registrato lo scorso anno nel numero di fallimenti un record storico negativo addirittura dal 2001.

    Sono gli ultimi dati del Cerved, gruppo italiano che si occupa dell'analisi dei dati sulla solidita' delle imprese. Se ai fallimenti si sommano le procedure concorsuali non fallimentari e le liquidazione volontarie, si sale a 104.000 aziende che hanno cessato la propria attivita'.

    La storia di Claudio Giardiello, l'omicida arrestato a Milano, si inserisce in questo contesto.

    La sua azienda, la srl Immobiliare Magenta, era stata dichiarata fallita il 13 marzo del 2008.

    Tornado ai dati complessivi sulle imprese costrette a portare i libri in tribunale, la serie storica dei dati, analizzata dal Cerved, mostra come i costi occupazionali siano stati elevatissimi, fino a raggiungere il picco nel 2013 quando 176mila lavoratori hanno perso il posto di lavoro.

    Il dato 2014 e' praticamente identico a quello catastrofico dell'anno prima (-175mila posti) ma solo perche' si e' ridotta la dimensione media delle imprese che hanno portato i libri in tribunale.

    I posti di lavoro persi sono comunque piu' che raddoppiati (+136%) rispetto al 2008.

    A livello geografico, l'area piu' colpita e' il Nord Ovest, mentre dal punto di vista settoriale, le aziende del terziario sono quelle piu' coinvolte.

    Accanto alle storie di fallimento, ci sono quelle dove comunque si tira avanti con difficolta'. Comitas, l'associazione delle piccole e microimprese italiane, calcola che "sono oltre mezzo milione le aziende che sopravvivono con estrema fatica, soprattutto nel commercio e nell'edilizia".

    E questo, senza parlare dei suidici per colpa della crisi, saliti a quasi 500. Una tragedia nella tragedia. L'Italia così non può andare avanti, e se è vero che le responsabilità di gesti estremi sono personali, è altrettanto vero che sono provocati da un movente unico: il Paese che sta andando in rovina per colpa di una moneta non adatta.





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