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    giovedì 12 marzo 2015

    Procuratore Generale Antimafia: "Legalizzate la Marijuana"

    La Direzione Nazionale Antimafia lo scrive nero su bianco: è giunto il tempo di legalizzare la marijuana. In un rapporto di sei cartelle, reso pubblico dal Garantista, la Dna sostiene che nonostante siano state impiegate nel 2014 "enormi risorse umane e materiali" per contrastare il fenomeno in Italia l’anno scorso sono stati immessi sul mercato 3 milioni di kg di cannabis, tra hashish marijuana e piantine. Tradotto in dosi, fanno 200 per ciascuno italiano. Duecento spinelli a testa, vecchi e bambini compresi. Parliamo dunque di qualcosa come 10 miliardi di canne, commercializzate ogni anno nel nostro Paese. "Con le risorse attuali", si legge nel rapporto, "non è né pensabile né auspicabile, non solo impegnare ulteriori mezzi ed uomini sul front anti-droga inteso in senso globale, comprensivo di tutte le droghe", ma neppure "tantomeno, è pensabile spostare risorse all’interno del medesimo fronte, vale a dire dal contrasto al traffico delle (letali) droghe pesanti al contrasto al traffico di droghe leggere. In tutta evidenza sarebbe un grottesco controsenso". Ecco allora la conclusione del documento: "Spetterà al legislatore valutare se, in un contesto di più ampio respiro (ipotizziamo, almeno, europeo, in quanto parliamo di un mercato oramai unitario anche nel settore degli stupefacenti) sia opportuna una depenalizzazione della materia".

    La direzione anti-mafia guidata da Franco Roberti parte da una serie di considerazione. Da una parte "le ricadute che la depenalizzazione avrebbero in termini di deflazione del alleggerimento giudiziario, di liberazione di risorse disponibili delle forze dell’ordine e magistratura per il contrasto di altri fenomeni criminali" e, soprattutto, "di prosciugamento di un mercato che, almeno in parte è di appannaggio di associazioni criminali agguerrite" ( e qui nulla si aggiunge quanto a introiti che lo Stato potrebbe ricavare con la vendita legale). Dall’altra parte, l’antimafia ricorda "la minore deterrenza delle norme penali riguardanti le cosiddette droghe leggere, sancita dalla recente sentenza numero 32/2014 della Corte costituzionale, che sostanzialmente non consentono l’arresto in flagranza". Quest’ultimo particolare aspetto fa prevedere, secondo la relazione resa nota dal Garantista, una diffusione sempre in maggiore crescita delle droghe leggere. Del resto, si legge nel rapporto, di "un fenomeno oramai endemico, capillare e sviluppato ovunque, non dissimile, quanto a radicamento e diffusione sociale, a quello del consumo di tabacco ed alcool".


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