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    domenica 1 febbraio 2015

    Putin pronto a prendersi la Grecia per scardinare l'Europa

    [post_ad]Tsipras, l’uomo su cui i russi puntavano molto, e da tempo. Potenziale grimaldello per disgregare l’Unione Europea e ridiscutere il ruolo della Nato: “Mosca ha pochi amici in Europa”, ma ora che la Grecia ha avuto la forza di opporsi al diktat di Bruxelles, altri paesi troveranno “più facilmente il coraggio di fare lo stesso”, ha dichiarato a Russia Today l’analista di politica esteraSrdja Trifkovic, un serbo americano che vive a Chicago noto per le sue posizioni “paleoconservatrici”. Un rischio c’è, osserva il New York Times: che Tsipras possa complicare gli obiettivi imperiali europei in Ucraina. Il che gli farebbe aumentare il potere di contrattazione nei negoziati economici.

    Alleanza contro le sanzioni in cambio di miliardi


    Sembra di stare al mercato. Si contratta sino allo stremo. Putin, per esempio, offrirebbe la parziale copertura del debito con l’Ue, e contribuirebbe a coprire i fondi destinati a realizzare le promesse elettorali. Giovedì il ministro delle Finanze russo, Anton Siluanov, ha detto in un’intervista alla Cnbc che Mosca è pronta ad aiutare economicamente Atene: se la Grecia avanzasse una richiesta, “la prenderemmo sicuramente in considerazione”. La Grecia ha mandato in archivio l’austerità, aveva detto Tsipras, “ridaremo la luce a 300mila famiglie povere”, aumenteremo il salario minimo, garantiremo l’assistenza sanitaria a chi ne è sprovvisto. Il conto? Bastano 11,5 miliardi di euro, ha calcolato Tsipras. Peccato che le casse dello Stato siano quasi vuote. Perciò l’oro di Mosca farebbe un gran comodo. Ma cosa vogliono in cambio i russi? Un alleato contro le inique sanzioni. Già. L’Europa delle sanzioni è il nemico di Mosca. La stessa Europa che predica ed impone l’austerità, il rigore e la moneta unica, i grandi pilastri da abbattere, secondo le ultra-destre e le sinistre più radicali, come Syriza di Tsipras: basta con la dittatura dei burosauri di Bruxelles. La vittoria di Tsipras è un pugno allo stomaco dell’eurozona, e, indirettamente, un evento che rilancia Mosca: prova ne è la riluttanza greca di ulteriori provvedimenti punitivi nei confronti della Russia, come invece vorrebbero Stati Uniti, Canada, Gran Bretagna, Polonia. Per Tsipras sono “un grave danno per l’Europa”. E come se lo sono! Come la decisione Ue di appoggiare apertamente e unilateralmente l’Ucraina contro i separatisti e di non riconoscere il referendum della Crimea, che invece lui ha approvato, schierandosi a fianco dei russi. Putin, “padrino” della Grecia: in fondo, fa comodo a tutti.

    Syriza, tra minacce e pragmatismo

    A Bruxelles, per mitigare l’intransigenza della Merkel. Agli americani, per mettere in guardia gli alleati della Nato e rammentare a Tsipras che la Grecia è un partner fondamentale dello schema mediterraneo. Fa comodo a chi evoca scenari drammatici, e fomentano paure, in un gioco di specchi che serve soltanto ad aumentare inutili tensioni. Attenzione, ricordano costoro, Tsipras sosteneva nel 2013 la necessità di uscire dall’Alleanza Atlantica e di chiudere la grande base navale Usa che si trova a Creta

    Non a caso, i servizi segreti della Nato e della stessa Ue hanno allertato le capitali europee sul rischio di una “deriva” putiniana della Grecia. Però, il 14 gennaio scorso Tsipras ha chiarito che non avrebbe rotto con la Nato, “in quanto non è nell’interesse del Paese”, e , purtroppo, ha precisato che la Grecia avrebbe rispettato gli accordi internazionali. Con la Nato. E con l’Unione Europea.

    Anton Shekhostov, accorto studioso esperto di movimenti radicali europei, valuta lo scopo di tutte queste moìne cremliniane: “Il caso Grecia è forse il più pericoloso in termini di potenziali implicazioni per la politica europea delle sanzioni”. Giorni fa, il ministro russo dell’agricoltura ha detto: cari amici greci, voi esportavate da noi il 60 per cento delle pesche, il 90 per cento delle fragole, frutta, olio d’oliva. Quest’anno, niente. Non avete mercati di sbocco. Un danno di 430 milioni di euro. Però, se uscite dall’euro, le nostre porte si spalancheranno subito… Una provocazione. 

    Un messaggio nemmeno tanto cifrato.

    Grecia e Russia hanno progetti importanti da sbloccare: gasdotti, centrali di stoccaggio al confine con la Turchia, investimenti privati,flusso di capitali (condivisi con Cipro) e di viaggiatori: il 2016 sarà infatti l’anno turistico di Grecia e Russia. Inoltre, Gazprom vorrebbe incrementare il business con Atene (ha organizzato un congresso nella capitale greca qualche tempo fa). Tra russi e greci ci sono rapporti storici di affari, di fede, di cultura comuni: un episodio li sintetizza. Sei anni fa Putin finanziò la ristrutturazione del grandioso monastero russo al monte Athos.




    Di Leonardo Coen per Il Fatto Quotidiano


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