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    martedì 17 febbraio 2015

    Libia: chi vuole la Guerra, perchè e chi ci guadagnerebbe

    [post_ad]Se la frase  quos deus vult perdere demementat rispecchia il vero, mi pare evidente che anche il Padreterno non ne possa più di questo manipolo di persone capaci di autoaccusarsi di omicidio pur di apparire sui media.

    La guerra, da impossibile che era è diventata inevitabile a dire di persone che il primo ministro Matteo Renzi dovrebbe sostituire o almeno  azzittare formalmente. Oggi è lunedì e quindi sul menù c’è  la guerra alla Libia.


    Particolarmente grave la posizione del ministro dell’interno che evidentemente non ha ancora capito il nesso esistente tra la guerra in Africa e la crisi migratoria che l’Italia sta subendo. Più si combatte sul continente africano, più numerosi i profughi che si riverseranno sulle nostre coste.

    Se occupassimo ( noi occidentali) la costa libica per intero, i profughi si imbarcherebbero dalle coste tunisine – piu vicine – e magari sbarcherebbero a Pantelleria.

    L’amico Venanzi mi ha invitato ad aprire un dibattito sul tema “guerra o non guerra”.


    Credo sia necessaria una preventiva fornitura di numeri attendibili , specie riguardanti l’afflusso di profughi e immigrati, l’individuazione degli interlocutori dell’altra sponda e chi sia titolato a dichiarare lo stato di guerra a livello mondiale, a livello UE e a livello nazionale.



    I NUMERI:

    Nel 2014 abbiamo avuto una media di  circa 500 ( cinquecento) migranti al giorno per un totale di 218.500 esseri umani. ( fonte Frontex HCR)

    L’ingresso in Europa avviene da tre filiere e si diversifica per nazionalità essendo legato alle aeree di provenienza dei malcapitati.
    Il solo elemento certo è che queste persone provengono da paesi in guerra. Se portassimo la guerra in Libia, al flusso dei disperati si aggiungerebbero ….i libici.
    1) la prima filiera – partendo da est – è quella balcanica che lo scorso anno ha contribuito con 22.059 kosovari, 8342 afgani e 7320 siriani.
    2) la seconda filiera è  quella “isole italiane e mezzogiorno” che ha contribuito con 170757 persone di cui 39.651 siriani, 33539 eritrei, 26.340 provenienti dall’Africa subsahariana.
    3) La filiera spagnola ( piu la filiera delle canarie) ha totalizzato 7842 passaggi di clandestini ( piu trecento dalle Canarie) e le tre nazionalità prevalenti sono il Camerun , l’Algeria e il Mali.
    I morti durante la traversata del Mediterraneo sono passati dai 600 del 2013 ai 3.072  ( tremilasettantadue) del 2014.

    CHI C’E’ SULLA QUARTA SPONDA ( l’interlocutore)?

    Per incredibile che sia, esiste un governo libico legittimamente riconosciuto dalla comunità internazionale. Quindi l’interlocutore diplomatico è questo.

    Il fatto che esistano una ventina di bande armate con i titoli più fantasiosi e tutte dotate di armamenti di provenienza britannica e francese non vuol dire che si tratti di entità riconosciute dal diritto internazionale.  Già nel 2011  – sempre trascinati dai franco-britannici con benedizione USA e NATO - una coalizione militare decise di avere come interlocutori i "ribelli" (loro li chiamavano ribelli, molti erano terroristi di Al Quaeda) che avevano armato e debellare il governo Gheddafi all’epoca riconosciuto internazionalmente e abbiamo i risultati sotto gli occhi.

    Un intervento militare occidentale richiederebbe l’assenso, validato dal Parlamento riconosciuto ed eletto, del legittimo governo libico che fissi le regole di ingaggio del contingente come avvenne in Libano per la spedizione Angioni ( per quanto ci riguarda) e in Afganistan e quanto sta avvenendo in Irak con il ritorno dei militari USA nelle scorse settimane.



    SE INTERVIENE L’ONU ( e non interverrà)


    Perchè l’ONU decida un intervento militare è indispensabile una risoluzione del Consiglio di sicurezza corroborato da un voto dell’assemblea dell’ONU ( altrimenti, almeno per l’Italia un intervento sarebbe antiscostituzionale ) non basta una minaccia anonima di un sedicente califfato a legittimare una spedizione militare.

    In questa situazione, è facile prevedere che in seno al Consiglio di sicurezza ci sarebbe il voto contrario – credo anche il veto – della Russia e della Cina, senza contare la Giordania che potrebbe invece proporre di intervenire contro l’ISIS ( Daesch, Ei, ISIL ecc) sul territorio Giordano, invece che in Libia dove la banda più grossa è di tremila banditi.


    L’INTERVENTO NATO ( manca il casus foederis)


    La NATO non è abilitata a intervenire in quanto si tratta di un patto difensivo. La NATO non ritenne sufficiente l’abbattimento di un aereo militare turco da parte dei siriani, dubito ritenga sufficiente un comunicato stampa dal tono vagamente  minatorio ( ”siamo a sud di Roma”) che francamente sembra essere più una affermazione geografica.


    Se la NATO ( chi?) decidesse di intervenire comunque  è probabile che manchi l’unanimità dei consensi, in quanto anche la volta scorsa Turchia e Germania si autoesclusero e l’Italia vi fu trascinata per le orecchie. L’intervento sarebbe comunque illegittimo dal punto di vista della legalità internazionale. Gli unici effetti che si produrrebbero sarebbe un aumento dei profughi verso le nostre sponde  e la trasformazione del governo legittimo libico ( in tutto o in parte) in una ennesima banda di armati scatenata contro l’occidente.

    L’INTERVENTO DEI VOLENTEROSI

    Con questa dizione si indica un gruppo informale di stati che – come nel 2003 contro l’Irak si coalizzano per attaccarne un altro , in genere in difesa di violazioni di  ” diritti umani”veri o presunti.   A riprova della strumentalità di queste dichiarazioni, la scorsa settimana la Francia ha cessato di accusare il Marocco di violazione dei diritti umani ed ha ritirato il mandato di cattura spiccato contro il capo dei servizi segreti, al quale ha conferito la Legion d’Onore. Tra i volenterosi questa volta potrebbe brillare per l’assenza il governo americano in quanto il Congresso è repubblicano mentre il presidente è democratico.  Forse per questo Barak Obamaha chiesto per tempo di far guerra all’ISIS. Resta da dimostrare che l’ISIS esista in Libia oltre i proclami del Corriere della sera.

    Se andate a vedere la relazione dello stato maggiore francese al Parlamento, noterete che i militari dichiaravano di aver svuotato l’arsenale ed i aver bisogno di tre anni per ricostituirlo. I tre anni sono passati da sei settimane…
    sono pronti per il secondo tempo, ma dovranno trovare qualche scusa meno vaga dei diritti umani.


    IN ITALIA CHI DICHIARA LA GUERRA?


    La guerra, come correttamente indicato da Beppe Grippo, la guerra vienedichiarata dal Presidente della Repubblica , ma viene decisa dalle Camere.Permettetemi di dubitare che questo parlamento sia in grado di decidere una situazione di guerra. In caso contrario consiglierei a chiunque voglia concorrere al premio Bordighera dell’umorismo di filmare la dichiarazione di guerra dell’on Brunetta.

    Ogni invio di truppe italiane oltremare – da sole o in compagnia – è viziato dalla mancanza di legittimità essendo contrario alla lettera e allo spirito dell’articolo 11 della Costituzione e non solo a quello.


    L’INTERESSE NAZIONALE DOV’E’?


    L’interesse nazionale avrebbe richiesto di impedire l’attacco alla Libia nel 2011. Avevamo un patto di alleanza a due con la Libia ed un impegno solenne e scritto di non concedere basi italiane ad eventuali attaccanti. In cambio avevamo ottenuto concessioni petrolifere, lavori pubblici per 5 miliardi di euro (o dollari) , un sub appalto dalle ferrovie russe da un miliardo per la segnaletica delle ferrovie libiche, un impegno quotidiano a intercettare e scoraggiare l’emigrazione clandestina  via mare verso l’Italia.


    Abbiamo violato, al solito ahi noi, ogni patto liberamente sottoscritto, consentito l’uso delle nostre basi ( Birgi in particolare) ai francesi, norvegesi e canadesi, partecipato ai bombardamenti – annunziando che ci limitavamo alle ricognizioni- perduto il petrolio ( l’ENI si è ritirato ) e visti quadruplicare gli immigrati clandestini  e i morti che abbiamo sulla coscienza.  Ieri abbiamo chiuso l’ambasciata e adesso vorremmo dare l’ennesima pugnalata alla schiena col pretesto che hanno minacciato il mite Gentiloni.


    CHI VUOLE GUADAGNARCI

    Si chiama Khalifa Aftar, classe 1943, nato a Agedabbia ( Cirenaica) nella tribù Firjan.


    In Accademia militare era un cappellone di Gheddafi, ossia di un corso più giovane. Partecipò al colpo di stato militare di Gheddafi  e lo comparò a ” un angelo”, specie dopo la promozione a capitano. Segui un corso di artiglieria in Egitto, partecipando alla guerra del Kippur. Ebbe il comando di Tobruch e della regione militare EST ( Cirenaica).

    Gheddafi, un debole verso i compagni di Accademialo inviò in Tchad per cogliere i suoi allori dove infuriava la guerra contro i francesi. Accerchiato nell’Oasi di Uadi Doum viene catturato assieme ai suoi 400 uomini e Gheddafi, capito di avere a che fare con un ambizioso senza capacità, lo buttò a mare  rinnegandolo come si fa quando le guerre non sono dichiarate ufficialmente.

    Haftar se la legò al dito e organizzò una sua propria milizia per tentare un Colpo di Stato ai danni di Gheddafi. Stando al libro del 2001 Manipulations africaines, pubblicato da Le Monde diplomatique, la milizia era finanziata dalla CIA. 


    Fallito il tentativo, si ritirò negli USA vivendo vicino a Langley in Virginia, proprio ad appena otto chilometri dalla sede della CIA. Prese la cittadinanza americana e si godette la pensione fino a che l’ambizione non riprese a roderlo. Dal 2013, pur disponendo anche di una forza aerea apparsa d’incanto, non riesce ad aver ragione nemmeno di uno dei gruppi armati che vagabondano per il paese.



    di Antonio de Martini per Il Corriere della Collera




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