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    mercoledì 23 aprile 2014

    La Commissaria Europea Viviane Reding ricorda il ruolo di schiavitù dei Parlamenti Europei (VIDEO)


    L'Unione Europea non è e non sarà mai un Europa dei popoli e della democrazia.

    Che il progetto europeo fosse  viziato dalle origini, questo lo si sapeva, malgrado tutta la retorica da cui era stato circondato.  L’Unione Europea è stato un processo costruito a tavolino dalle élite finanziarie per privare gli Stati Nazionali della loro sovranità e realizzare in Europa un mercato omologato in funzione degli  interessi della elite finanziaria dominante. Lo aveva capito De Gaulle in Francia che si era fermamente opposto ed aveva parlato, in contrapposizione a questo, di una "Europa dei Popoli”.



    Siamo arrivati invece oggi all’Europa delle banche e della finanza dove gli interessi dei popoli europei vengono sacrificati per consentire ai grandi gruppi finanziari ed alle corporation internazionali di realizzare profitti ed ottenere un mercato omologato.

    Nessuna solidarietà fra i popoli, nessun rispetto dei diritti e delle garanzie sociali ma soltanto salvaguardia dei profitti delle banche.

    Lo insegna quanto accaduto in  Grecia con la Troika, lo dimostra l’imposizione di trattati imposti "con la forza" come il Fiscal Compact, il MES/ESM  con i quali gli stati vengono obbligati a versare decine di miliardi per salvaguardare le banche mentre si tagliano le spese sociali, le pensioni l’assistenza sanitaria e moltissime famiglie cadono in miseria.

    Il
     concetto chiave del sistema è che gli Stati devono indebitarsi rispetto ai detentori della moneta e del credito ed a questi (il cartello bancario sovranazionale) devono corrispondere gli interessi sul debito. Se non sono in grado di ripagarlo, dovranno alienare il patrimonio statale, aziende e beni demaniali, per ripagare i debiti.
    Facile capire chi si avvantaggia da questo sistema e chi ci rimette.

    Una oligarchia tecno-finanziaria (non eletta da nessuno)  si sostituisce ai parlamenti nazionali ed ai governi eletti su base democratica e si arroga tutte le decisioni sulle materie più importanti: il bilancio degli stati, la politica economica,il credito, la concorrenza, l’industria, il commercio, l’agricoltura, la pesca ecc..  Ai parlamenti nazionali non spetta altro che ratificare le decisioni già prese a Bruxelles ed adeguarsi in barba ad ogni principio democratico.

    Significativa  è la sfacciataggine con la quale nel marzo scorso il Presidente della Commissione Europea ha ammesso che l'Unione Europea è nata apposta per contrastare il pericolo di governi "troppo democratici" o quando lo scorso luglio la lussemburghese Vicepresidente della Commissione europea e Commissaria alla Giustizia, Viviane Reding, ha ricordato al Parlamento francese l’inutilità dell’assemblea elettiva nazionale:

    I Parlamenti europei devono mettersi in testa che devono solo obbedire a Bruxelles, non esistono più politiche interne agli Stati”.  Questo quanto testualmente affermato.



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