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    mercoledì 30 aprile 2014

    Guida alle Elezioni Europee del prof. Alberto Bagnai


    Di fatto, la prima volta in vita mia in cui veramente sento il voto come dovere civile, in cui sono ansioso di partecipare attivamente alla vita politica del mio paese... Perché per me, e per molti di voi, queste elezioni sono così importanti?
    Aspettate, rivolto la domanda: perché in tutte le occasioni elettorali precedenti mi son sentito deluso, preso in giro, sono andato controvoglia e tornato con l’amaro in bocca?

    Il trentennio

    La risposta credo sia quella che conosciamo: da 35 anni l’Italia è governata da un partito unico, che ha cambiato nome, passando da PUDIM (Partito Unico Dell’Integrazione Monetaria) a PUDE (Partito Unico Dell’Euro, composto principalmente da PD ed exPDL), ma ha sostenuto, nei decenni, un unico progetto fallimentare e fascista, avendo però l’accortezza di presentarsi agli elettori con simpatiche sfaccettature cosmetiche, onde accalappiarne il maggior numero. L’ideologia del PUDE (e del defunto PUDIM) la conoscete ed è molto semplice: qualsiasi pensionato catarroso, qualsiasi grillino livoroso, qualsiasi ordinario di economia politica poco al passo con le recenti evoluzioni del mainstream sarà in grado di esporvela: è l’ideologia del vincolismo. Gli italiani sono troppo cialtroni per governarsi da soli, e quindi occorre loro, se non l’uomo forte (soluzione rivelatasi drammaticamente inefficace), almeno il manganello di regole esterne che li costringano a comportarsi bene.


    Ho chiarito fin dall’inizio della mia attività divulgativa, nell’articolo che i collaborazionisti hanno rimosso dal proprio sito, perché ritengo che questo progetto sia fascista: perché è classista, inserendosi a pieno diritto nel disegno di compressione dei diritti economici e sociali dei lavoratori che caratterizza la terza globalizzazione (come ho spiegato a Bruxelles ai conservatori dell’EFD); e perché è paternalista, essendo stato rivendicato esplicitamente (da Prodi, Delors, Padoa Schioppa, ecc.) come un metodo per indirizzare le plebi europee verso un obiettivo che gli ottimati avevano deciso per loro, quello degli Stati Uniti d’Europa, obiettivo al quale era lecito sacrificare il normale processo democratico, obiettivo da perseguire costruendo la coesione sociale e politica col terrore. Sapete tutti chi, quando, come e dove ha espresso apertamente o copertamente questo concetto, vale per tutte la famosa esternazione di Prodi sul Financial Times.


    (Una parentesi: mi dispiace per i tanti fascisti, come l’adorabile compagno Triolo, che si risentiranno se uso il termine fascista come pare a me. Anzi, siccome sono più fascista di voi, vi dico subito che a me di cosa significhi per voi il fascismo non me ne importa una beneamata fava: per me fascismo è governo autoritario e oligarchico di ottimati, con un uomo forte di riferimento (Mussolini o Prodi), orientato a ridistribuire il reddito in modo sfavorevole alle classi subalterne, possibilmente facendole contente e coglionate.)

    Dovrebbe anche essere ormai più che chiaro perché il progetto era intrinsecamente fallimentare rispetto a qualsiasi suo obiettivo, dichiarato e non. A questo proposito esorto a un dignitoso silenzio gli imbecilli dell’ultima ora, quelli che nel 2014 si svegliano e vengono a dire a me, quattro anni dopo che l’ho detto io, due anni dopo che lo ha scritto il Guardian, che l’euro non ha fallito, anzi, ha avuto successo perché i suoi obiettivi erano ecc. ecc. Poveri ortotterini senza casa, senza arte né parte! A me lo volete spiegare? L’euro ha fallito rispetto ai due obiettivi dichiarati, quello di arricchirci (e non devo spiegarvi perché) e quello di condurre agli Stati Uniti d’Europa (e non l’ho certo previsto io: ce lo aveva detto Kaldor). Ma l’euro ha fallito o sta comunque fallendo anche rispetto agli obiettivi non dichiarati: quello di favorire un disegno egemonico del capitalismo del Nord, perché la Germania sta segando il ramo sul quale è seduta, come mi ero sommessamente permesso di anticipare tre anni or sono e come oggi ci conferma il sempre documentato (ancorché cripto-PUDE) Marco Fortis, e quello, più ampio, di favorire le dinamiche della terza globalizzazione attribuendo al capitale un ulteriore sleale svantaggio sul lavoro. Questo disegno sta fallendo perché il capitale in generale, e quello tedesco in particolare, ha un modo tutto suo di stravincere le battaglie, perdendo le guerre: la disoccupazione di massa sta dando a molte persone tempo per riflettere, tempo che possono impiegare, fra l’altro, a constatare come nel mondo anglosassone l’orientamento ideologico sia già cambiato. Vedere il Fmi che critica l’assoluta libertà di movimento dei capitali, vedere l’Economist esprimersi da tempo in modo critico sull’indipendenza della banca centrale (il pilastro di questa concezione antidemocratica, per ammissione dello stesso Monti), insomma, vedere tutti questi cambiamenti documentati o previsti dal mio libro, dovrebbe far capire ai nostrani esecutori della voce del padrone che il padrone sta cambiando discorso, e che loro rischiano di trovarsi, come al solito, in uno spiacevole ritardo di fase.Smart money thinks ahead, dice il simpatico commentatore dell’Economist, il che, in buona sostanza, significa che qualcuno sta capendo che l’iperfinanziarizzazione dell’economia è la via maestra verso la distruzione di valore e di coesione sociale, con conseguenze potenzialmente negative per tutti.

    Certo, la televisione è più efficace dei preti nel garantire il controllo sociale! Una volta c’era la paura dell’inferno, oggi c’è la paura della Cina. Ma quanto potranno ancora prenderci per i fondelli? All’ultimo incontro che ho avuto, nel distretto industriale di Montegranaro, dove ho conosciuto l’imprenditore che fa le scarpe (letteralmente) al simpatico sassofonista (quello dagli hobby rilassanti e condivisibili), e l’imprenditore che fornisce le pelli per gli interni della Ferrari (sì, insomma, due di quei piccoli imprenditori improduttivi, metastasi della nostra società, per dirla cor Melanzana...), bene, a questo incontro, dopo il dibattito, mi si è avvicinato uno che ha attaccato la solfa del “ma lei non ha parlato della Cina, che ha distrutto la nostra economia”. Prontamente è intervenuto un altro imprenditore (un immobiliarista), squadernandogli sotto gli occhi l’ultimo rapporto sul commercio delle Marche elaborato dalla Camera di Commercio locale e dall’Istat, dal quale chiaramente si evinceva chi è la nostra Cina: la Germania. Lo sanno tutti. Ma il povero lobotomizzato ripeteva atono “Cina, Cina,...”. Lo ha detto Monti: “le paure hanno cambiato natura però rimangono fra i motori dell’integrazione”. Eh, caro Francesco, quanto ho apprezzato il tuo ausilio! Ma sai, tu hai sbagliato. Con questi animali spauriti non serve a nulla mostrar numeri: le statistiche avresti dovuto arrotolarle e sbattergliele sul muso, come si fa col cagnolino bizzoso, amorevolmente, non per fargli del male, ma per dargli un segno in un linguaggio che possa capire. Bisogna farli smettere di abbaiare, perché chi abbaia non legge...

    L’alternativa

    Bene: finora in Italia votare ha significato votare per una delle tante sfaccettature di questo regime fallimentare e fascista il cui strumento principale, il cui simbolo più eclatante, è stato l’euro. Potevi votare per la sfumatura rosa, quella che fa finta di condividere valori sociali e civili più progressisti, che fa finta di essere a favore dei diritti degli omosessuali, delle minoranze, ecc., ma poi non riesce a difenderli perché, vedi caso, a guidare l’ala rosa si trova sempre un democristiano, Prodi o Renzi che sia, cioè uno che in effetti condivide l’apparato valoriale della sfumatura grigia, quella che fa finta di essere più conservatrice, e che quindi si oppone ai diritti degli omosessuali, delle minoranze, ecc.

    Di fatto, gli omosessuali hanno vita dura oggi come ieri (o no: molto dipende anche dal loro carattere, come constato nella cerchia delle mie amicizie), e l’unico risultato che abbiamo ottenuto da chi tutela, come da chi non tutela, le minoranze è stato quello di riuscire a trasformare l’intero paese, l’Italia, in una sterminata minoranza che non conta nulla in Europa e che non è più arbitra del proprio destino in casa propria.
    Ma oggi un’alternativa c’è.

    Lo scopo del gioco

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    Siete sicuri di aver capito bene? Lo sapreste ripetere con parole vostre?
    Bene, vediamo se possiamo passare dalla fase dell’apprendimento a memoria a quella dell’apprendimento consapevole e vissuto. Non puoi imparare a memoria ad andare in bicicletta, e nemmeno a votare, semplicemente perché non puoi sapere a memoria quale buca la strada ti presenterà dietro la prossima curva. Quindi ragioniamoci un po’ sopra.

    Qual è lo scopo del gioco delle europee? Cominciamo col dire quale non è lo scopo del gioco. Non è quello di scegliere chi ci governerà in Italia. Ribadisco: votare alle europee non significa votare una maggioranza che governerà l’Italia. Votare alle europee significa mandare una persona in un gruppo parlamentare (in un “partito”) al parlamento europeo. Ora: i gruppi parlamentari europei sono anch’essi espressione del PUDE: tali sono il PPE e il PSE, ma tale è anche l’ALDE, il “partito” del fratello brutto di Austin Powers (quello del cambiamento climatico). Forse solo l’EFD di Nigel farage si distanzia (forse). Tutti partiti strutturati nel e funzionali al progetto di potere che ha represso salari e democrazia nel nostro paese.

    E allora lo scopo del gioco qual è? Secondo me, e questa è un’opinione e non un articolo di fede, e come tale la esprimo, oggi lo scopo del gioco può essere solo quello di ripagare i fascisti che ci opprimono con la stessa moneta che hanno usato per opprimerci: la paura. E ai grigi Eichmann di Bruxelles una sola cosa fa paura, anzi, una sola persona: questa. Non è una boutade, non parlo per sentito dire. Vi prego di credere che, mio malgrado, vedo dalla mia posizione molte più cose di quante ne vediate voi, e ho molte più orecchie e occhi di quanti ne abbiate voi, anche a Bruxelles. Ai banali esecutori del male fa paura solo un’affermazione della Le Pen in Francia. Punto. Loro sono convinti di essere nel giusto, sono convinti che la Grecia sia sacrificabile in nome dell’interesse superiore che essi stessi hanno stabilito per noi, sono convinti di poter fare come gli pare finché il 50% + 1 dei parlamentari europei saranno PUDE come loro sono e saranno fino al day after. Una sola cosa li disturba, e sapete cos’è: un’affermazione della Le Pen. Quell’affermazione che io avevo previsto tre anni or sono e per scongiurare la quale mi ero rivolto alla sinistra implorandola di rispondere, e avendo in risposta solo dileggio, censura e squallida calunnia.

    Bene.

    Quell’affermazione della Le Pen che volevo scongiurare, e tuttora lo vorrei, in sede di politiche (ma questa è cosa che riguarda i francesi e non me), ora mi sento di desiderarla in sede di europee, perché solo da essa può venire una spinta al cambiamento. Solo la creazione di un gruppo parlamentare favorevole all’Europa, ma contrario all’euro e a questa Unione Europea, può darci un minimo barlume di speranza di una soluzione che sia politica e non violenta. Solo questo gruppo potrebbe fare quello che ho chiesto ai conservatori di fare: sfiduciare la Commissione Europea qualora prosegua nel progetto criminale e antieconomico di conservare l’euro a qualsiasi costo, e, eventualmente, mettere sul tavolo una proposta di smantellamento concordato dell’Eurozona, ultimo appello alla razionalità degli oligarchi che ci governano. Non penso che sarebbe risolutivo, certo che no. Qualcuno penserà che potrebbe essere addirittura controproducente: intimorendo gli oligarchi, li si spingerebbe (forse) a mostrare il volto umano, cosa che del resto sta già succedendo, non vedete? Quanti begli spot su quanto è bella l’Europa, e su quanto è bello non usare le tabelline per comprare un caffè a Barcellona, mentre a venti metri da te, nello squallore di un capannone vuoto, un altro imprenditore si impicca perché si vergogna del fallimento che quegli spot si rinfacciano: “Vedi, perdente, quanto è bella l’Europa? Significa che se non ce l’hai fatta non te la meriti, significa che è colpa tua, significa che sei un Untermensch, significa che devi morire, perché l’Europa che noi vogliamo è così bella che solo le persone eccezionalmente competitive possono permettersela: le persone oneste e normali devono morire, non ci servono”.

    Porci!

    E a questi porci una sola persona fa paura. (Ripeto, QUESTA) Ora, sapete chi votare.






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